L'Intervento del coordinatore provinciale di Bologna alla manifestazione “Per la riforma della Politica” del 8 Giugno 2007 a Bologna
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  Care amiche e cari amici,

il convegno di oggi ha un carattere di oggettiva attualità che a pochi di noi può sfuggire.

La lunga transizione italiana, che dalla fine di quella che comunemente chiamiamo Prima Repubblica, ancora non ha visto un approdo definitivo e stabile per il nostro sistema politico ci pone molti problemi strutturali.

In questo periodo, infatti, abbiamo assistito non già a un processo politico di aggregazione teso a uno schema bipolare ma alla proliferazione di partiti e movimenti politici che ci ha condotto da un sistema politico caratterizzato da un numero limitato di soggetti ( circa otto negli anni ottanta) all’attuale situazione in cui ne abbiamo circa quattordici. E scusate se non sono preciso ma non so se negli ultimi venti minuti se ne è formato qualche altro!

In aggiunta a ciò la natura di questi nuovi soggetti è tale che molti di essi sono caratterizzati non in termine di rappresentanza generale di istanze collettive, basate su un forte radicamento sociale, ma sulla rappresentanza settoriale di interessi e spinte particolari a loro volta collegate a specifiche tematiche locali, politiche, sociali od ideologiche.

A fronte di ciò una progressiva evoluzione del sistema elettorale, più volte modificato nel corso degli ultimi quindici anni, ha creato le condizioni per l’esistenza di coalizioni politiche eterogenee, spesso fortissime e solide all’atto della competizione elettorale ma debolissime nel dispiegare un’azione di governo forte e coesa.

Esempio eclatante di ciò è stata la scorsa legislatura nella quale a fronte di un positivo risultato elettorale della Casa delle Libertà che ha permesso a questa coalizione di ottenere, grazie al sistema elettorale maggioritario, un’amplissima maggioranza parlamentare, l’azione di governo è risultata, al di là della valutazione politica dei singoli provvedimenti, per molti versi inefficace e bloccata da una accesa conflittualità di sistema e dall’esistenza di poteri di blocco all’interno della coalizione.

Situazione che oggi risulta ancora più evidente per il combinato effetto del “porcellum”, che ha raggiunto in pieno lo scopo di impedire la formazione nitida di una maggioranza in una delle due camere del nostro bicameralismo perfetto, e dei quel potere di “interdizione” che lo spezzettamento della rappresentanza politica nell’Unione garantisce ai molti soggetti politici che ne fanno parte.

Questo quadro debole e per molti versi preoccupante per il paese genera, a mio avviso, due condizioni particolari.

La prima riguarda l’oggettiva capacità degli esecutivi di dispiegare una azione di governo concreta e prospettica per consentire al paese di crescere ed adeguarsi modernizzandosi ad un contesto internazionale in rapidissima evoluzione.

Tale capacità è inverso assai compromessa come appare evidente da una forte “dialettica” di sistema determinata dalla necessità da parte di molti partiti di marcare una distinzione, mediante un rapporto spesso critico, all’interno della compagine governativa.

Cosa che se è comprensibile dal punto di vista dell’immagine politica dei soggetti in questione e gravemente nocivo dell’azione di governo.

La seconda riguarda appunto i costi e l’organizzazione della politica. Non possiamo, infatti, far finta di non vedere come la frammentazione e la presenza di molti soggetti politici organizzati sia uno dei fattori che concorre a un accrescimento delle esigenze materiali della politica stessa.

Senza menzionare qui le degenerazioni patologiche che in alcune parti del paese caratterizzano il sistema e per le quali ormai gli incarichi politici e para-politici, anche di un rilievo modestissimo, costituiscono fonte di reddito e gestione di prebende è chiaro, è presente una tendenza molto “bipartisan” alla “dilatazione” dei confini e dei numeri della politica.

Queste due concomitanze, quella di una azione di governo indebolita e a volte in difficoltà nel rispondere ai bisogni dei cittadini e di una politica vista come espansione di privilegio e di prebende, può generare una miscela esplosiva di malcontento e disaffezione che potrebbe sfociare in una antipolitica di sistema pericolosa per la democrazia.

Come rispondere a questa sfida ed in che tempi è il vero problema di oggi e la nostra risposta si chiama Partito Democratico.

Noi siamo convintamente coinvolti nella realizzazione del Partito Democratico per molti e ed importanti motivi. Ma fra le tante ragioni che ci spingono in questa direzione vi è quella di compiere un primo importante passo verso una semplificazione del quadro politico e di un nuovo comportamento della politica.

Il Partito Democratico, per la sua capacità di aggregare e di rappresentare interessi generali non marcatamente settoriali della società italiana, e per la sua volontà di rinnovare non solo il quadro politico ma anche le “forme” della politica è in questo senso una grande opportunità.

È per questo che il mio ringraziamento agli organizzatori del convegno non è rituale ed è molto sentito: perché i temi qui trattati, dalla legge elettorale, ai costi della politica, e più in generale alla riforma della politica stessa, sono temi fra loro strettamente collegati e cruciali per lo sviluppo della nostra iniziava del Partito Democratico ma soprattutto per il futuro del paese.

Ed è per questo che desidero che quanto qui prodotto non si esaurisca in un convegno.

Come sapete anche a Bologna stiamo per dare vita al Comitato Promotore provinciale per il Partito Democratico. Un comitato che ospiterà assieme alle rappresentanze dei partiti promotori anche quelle delle associazioni e della società civile.

In questo quadro, oltre alla definizione di un Gruppo di Lavoro per contribuire alla stesura definitiva del manifesto del partito e ad elaborare proposte rilevanti per Bologna, intendiamo dare vita ad una serie di “forum“ tematici di approfondimento su argomenti di interesse locale e nazionale.

In questo quadro ritengo che il notevole e importante lavoro svolto in questa due giorni si possa, e si debba, tradurre in un “forum” bolognese sulla riforma della politica che auspico possa contribuire ad un analogo “forum” nazionale di riflessione su questi temi.

Questo è il mio impegno e sarà mia cura proporre ciò al nascente Comitato Promotore Bolognese.

In conclusione desidero rivolgere un ringraziamento per la loro partecipazione ai relatori, così numerosi e qualificati, ed un particolare ed affettuoso grazie al sen. Walter Vitali e all’on. Antonio La Forgia per la passione e la costanza che li hanno mossi nell’organizzare queste due giornate di lavoro.

Auguro a tutti i partecipanti buon lavoro.

Bologna, 8 Giugno 2007

L'intervento del coordinatore provinciale di bologna alla manifestazione “idee per il partito democratico” del 7 maggio 2007 a bologna
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   Cari amiche e cari amici,

questa non è una serata qualunque! Se non vi fosse altro a dimostrarlo vi sono la vostra partecipazione ed il vostro calore. Partecipazione e calore che dimostrano l’interesse vivo che il Partito Democratico suscita ormai in tutti noi.

L’impresa che DS e Margherita, assieme al Movimento dei Repubblicani Europei, hanno lanciato e a cui DS e Margherita si accingono in maniera irrevocabile dopo i loro ultimi congressi nazionali, non ha precedenti nella storia politica di questo paese.

L’idea del Partito Democratico è quella costruire assieme un partito nuovo, e non già un nuovo partito, un partito che nasce unendo in maniera vigorosa le culture politiche, in primis quella cattolico-democratica e quella socialista, che hanno fatto dell’ Italia uscita distrutta da una guerra ingiusta e perduta il paese robusto, civile e democratico che oggi conosciamo.

L’ obiettivo di questo partito nuovo è ambizioso: è infatti quello di cambiare la politica del paese per permettere all’Italia di affrontare le grandi sfide del futuro.

Tutti sappiamo che stiamo vivendo in un mondo ormai percorso dalla più feroce globalizzazione, attraverso la quale le dinamiche del lavoro e della produzione, del nuovo sapere e della tecnologia, vengono rivoluzionate nel corso di pochi decenni (basti pensare alla crescita spaventosa di giganti come Cina ed India). Una realtà nella quale l’emigrazione di massa, in un mondo ormai totalmente aperto, è prassi comune ed è solo una risposta parziale agli squilibri di ricchezza esistenti far il nord ed il sud pianeta. Un pianeta nel quale l’ambiente e la natura sono allo stremo colpiti da uno sfruttamento eccessivo e in molti casi addirittura completamente senza regole.

In questo tempo complesso in cui le dinamiche di competizione fra nazioni e popoli dominano la scena e in cui il futuro è sempre più incerto e complicato, in questo mondo che cambia velocemente non nascondiamocelo l’Italia fatica a tenere il passo.

Il nostro è un paese che appare ingessato, che dimostra sempre più spesso di avere paura del nuovo, un paese che invecchia ed in cui i giovani vivono un presente precario ed un futuro incerto, in cui la famiglia nella sua accezione ampia, è e rimane uno dei grandi fattori di stabilità sociale.

E necessaria una nuova spinta per costruire l’ Italia di domani. C’è un cammino da riprendere.

Il primo Governo Prodi, nel quinquennio 1996 -2001, con l’ introduzione dell’ Euro, il riassesto dei conti pubblici, proseguito anche dal Governo D’Alema, ha messo solide basi per il risanamento e la crescita del Paese. Cinque anni di governo della Casa delle Libertà, che nelle premesse dovevano essere di liberalizzazioni e modernizzazione, hanno invece immobilizzato il paese rendendolo più debole. Basti pensare alla gestione dell’Euro, con lo spaventoso impoverimento di una grandissima parte dei nostri concittadini, alle mancate privatizzazioni a nessun aumento della concorrenza in settori strategici (assicurazioni ecc..) sensibili per la vita dei cittadini e a cui paradossalmente sta mettendo con successo riparo il nuovo Governo dell’ Unione con il ministro Bersani.

Ma è chiaro che una profonda azione cambiamento e riforma di questo paese, ha trovato i suoi limiti in una politica coalizionale debole; con schieramenti capaci di vincere le elezioni ma incapaci di spiegare una ampia azione politica che incida nel profondo. Oggi appare evidente che una azione di riforma sostanziale richiede strumenti più avanzati della attuali coalizioni politiche. Nasce da qui l’esigenza ormai irrinunciabile, alla luce della storia degli ultimi quindi anni, di un forte partito Democratico che sia da riferimento e baricentro dell’ azione politica di tutto lo schieramento riformista e progressista.

Un soggetto che nascendo dalle solitici radici delle tradizioni cattolico democratica e socialista, allargata al contributo essenziale di culture ambientaliste e laico liberali, si rivolga in modo franco ed aperto alla società civile ed ai cittadini in un processo di coinvolgimento dal basso e dall’inizio che porti questo nuovo soggetto ad andare oltre ai partiti ed alle culture che gli danno vita.

Un partito che nella azione di governo sappia ridisegnare modelli di crescita e sviluppo che coniughino il merito, che deve tornare ad essere una valore, con l’equità e la solidarietà sociale verso le fasce più deboli. Un partito che promuova la ricerca come primo passo per lo sviluppo competitivo e l’istruzione come bene fondante del patrimonio nazionale. Un partito attento ai grandi temi dell’ambiente, dello sviluppo energetico sostenibile, della qualità della vita e dello stato sociale. Un partito che sia in grado, in poche parole, di dare stabilità al quadro politico italiano e di portare finalmente il nostro paese nel XXI secolo.

Il partito democratico che nasce, però, che dovrà essere tale anche nei fatti. Un partito con dei leader e non un partito dei leader. Una formazione politica nella quale la classe dirigente viene scelta in maniera democratica dagli aderenti, che ne sostengono e condividono l’azione. Un partito che si da delle regole interne chiare perché nelle regole vi è la democrazia e la garanzia per tutti di essere ascoltati e poter dare il proprio contributo.

Questo però senza dimenticare che il nuovo soggetto dovrà restare aperto, capace di dialogare con snellezza e facilità con tutte le istanze sociali ed economiche e per questo capace di raccogliere ed interpretare i bisogni della società. Non un partito che si apre ai giovani, ma un partito dei giovani nei quali essi possano svolgere una feconda azione politica.

Questo è il futuro che dobbiamo costruire. L’obiettivo dell’Assemblea Costituente del prossimo ottobre deve essere di stimolo per tutti noi. In questo periodo di tempo che ci porterà da qui all’assembla dobbiamo coinvolgere i cittadini su problematiche concrete e serie. Dobbiamo creare momenti di incontro e dibattito per spiegare quello che sarà il Partito Democratico ma anche quello che il partito democratico vorrà fare.

A Bologna e nella sua provincia con questa iniziativa si apre un percorso. Il tavolo dell’Ulivo bolognese già prima dei Congressi nazionali aveva annunciato l’ intenzione di trasformarsi in comitato promotore della fase costituente del partito democratico. Oggi andiamo velocemente in quella direzione. Vi sarà a breve l’istituzione di un comitato promotore a livello provinciale in cui i partiti, la società civile e le associazioni lavoreranno congiuntamente, si aprirà una campagna di coinvolgimento dei cittadini alla fase di costituzione del partito con lo scopo di favorire le adesioni, si promuoveranno iniziative politiche di approfondimento su temi nazionali e locali. Su questo siamo chiari : vogliamo che i cittadini sappiano non solo come sarà il nuovo partito ma anche cosa il nuovo partito intende fare per la vita di noi tutti.

Questa sera iniziamo un percorso anche a Bologna, un percorso non brevissimo ma intenso e stimolante. Abbiamo già molto di positivo alle spalle, e le persone su questo palco testimoniano con la loro storia personale il molto lavoro che è già stato fatto, ma ancora molto resta da fare.

E allora care amiche e cari amici, e oggi lo posso dire con quella naturalezza che non mi era solita, care compagne e cari compagni avviamoci tutti assieme su questo percorso e facciamo in modo che stasera anche da qui dalla nostra Bologna si senta forte e chiaro il nostro convinto sostegno al Partito Democratico.


Bologna 7 Maggio 2007

 








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